Su tristezza e verità
La filosofia autentica non addolcisce la realtà: la attraversa con domande che fanno male e, proprio per questo, possono liberare. Essa non serve a farci stare bene, ma a farci stare nel vero, anche quando il vero ci sconvolge.
Una filosofia che non rattristi, che non riesca a contrariare nessuno, che non sia in grado di arrecare alcun danno alla stupidità e di smascherare lo scandalo, non è filosofia.
— Gilles Deleuze, Nietzsche e la filosofia
In questi giorni ho rattristato chi mi ha ascoltato: agli incontri e nelle numerose occasioni abbiamo parlato di morte e dolore, fallimento e angoscia, eppure alla fine chi è venuto a salutarmi aveva gli occhi che brillavano. La filosofia deve contrariare, ispirando. La filosofia deve rattristare, commuovendo. La filosofia deve significare, stravolgendo. Incontrando numerosi tra voi, mi accorgo che è esattamente quello che sto e stiamo facendo. Non desidero dare alcun conforto, alcuna consolazione. Voglio provocare il pensiero, portarlo nei luoghi scomodi dove si scontrano la verità e la menzogna, l’illusione e la realtà. E so che, attraversando questi luoghi, gli occhi brillano non per il sollievo, ma per l’intensità di un’esperienza che ha scosso.
In una visione non agonistica della vita non interessa la persona del maestro, ma la sua parola. La verità cancella il suo scopritore.
— Giorgio Colli, La Ragione Errabonda
“La verità cancella il suo scopritore” è una delle frasi più potenti che siano mai state scritte. Ricordo che, quando la lessi all’università, mi colpì davvero come un tram sui denti di straordinaria forza. Era morto da poco il mio migliore amico, passavo intere giornate a leggere i libri e gli autori che insieme discutevamo sempre, e in quella solitudine solitaria mi capita quella frase lì, ed è un pugno devastante. Perché sì, stavo vivendo proprio un momento nel quale la verità assoluta e incontestabile non poteva che manifestarsi cancellando chi cercava di afferrarla. Il dolore di quella perdita mi fece capire che la verità della vita non appartiene a nessuno; che la parola che illumina non ha paternità. Questo libera dalla tentazione di idolatrare i maestri e, al tempo stesso, ci ricorda la responsabilità di onorare la verità più della nostra immagine.
A presto!



