Su Dio e Ombra
Il richiamo della trascendenza può risuonare come una voce esterna o come un fremito nascosto. C’è chi cerca Dio nelle forme esteriori e chi lo scopre nel mistero del proprio animo. In entrambe le direzioni ci attende l’ombra: la parte inascoltata che chiede di essere vista.
Può quindi verificarsi che un cristiano, per quanto creda a tutte le sacre figure, pure rimanga senza evoluzioni e senza mutamenti nell’intimo della sua anima, poiché ha “tutto Dio fuori” e non ne fa nell’anima un’esperienza viva.
- Jung, Psicologia e Alchimia
Così come un cristiano può avere “tutto Dio fuori”, un ateo può trovare “tutto Dio dentro”, pur senza chiamarlo “Dio”. Ho sempre pensato che la parola “Dio” sia davvero poco importante e non faccia la differenza nella concezione che l’umano ha di sé. Necessario, invece, è trovare il carburante dell’esistenza dentro di sé, smettendo di cercarlo al di fuori. Quel carburante è la profonda consapevolezza della propria finitezza e il mistero che questo comporta. Molti attribuiscono a quest’idea la parola “Dio”, altri la parola “Spirito”, “Destino”, et cetera, ma il punto è: se trovi quella consapevolezza, quel “gioioso sentire” interiore, allora sarai libero e nessuno potrà davvero dominarti. Il primo passo è smettere di cercare troppo al di fuori: la ricerca interiore è la strada per questa libertà.
Guardare dentro significa accogliere il dubbio che il divino abbia la forma della nostra oscurità. L’ombra non è nemica ma messaggera: se non apriamo la porta, verrà a bussare con più forza. Nel ventre dello stesso abisso che temiamo, pulsa la possibilità della liberazione.
Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito: ha perlomeno fatto affiorare l’inconscio personale. Ma l’Ombra è parte viva della personalità e con questa vuol vivere sotto qualche forma. Non si può confutarne l’esistenza con argomenti, né con argomenti la si può rendere innocua.
- Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo
Viviamo nella speranza che il nostro inconscio ci lasci in pace, ma questa non è che un’illusione. L’inconscio, ovvero la nostra Ombra, busserà sempre alla porta della coscienza e chiederà la nostra attenzione: chi avrà il coraggio di aprire la porta per tempo, forse, non ne verrà travolto. Ma chi tenta in ogni modo di tenerla rinchiusa, arginata, segregata, sarà completamente spazzato via, e con lui tutto ciò che di familiare pensava di aver edificato. Anche chi aprirà la porta subirà la propria ombra, ma accogliendola per tempo non sarà travolto bensì trasformato: l’ombra entrerà, si mostrerà non come nemica ma come Altro, e conoscerla significherà avventurarsi nella scoperta della propria esistenza. Ci si trasformerà in quel che siamo sempre stati ma che l’illusione ci impediva di vedere.



